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l'inserto culturale di East Journal

Albert Camus, il destino dei giusti #1

Un complotto

Albert Camus se n’è andato in un giorno di gennaio del 1960.

L’uomo che aveva lottato per tutta la vita in difesa dell’Uomo, contro l’ingiustizia e l’assurdo, periva senza motivo, senza causa apparente, proprio in una circostanza che lui stesso aveva definito come la somma delle assurdità: l’incidente stradale.

Su una larga strada di Francia, non lontano da Parigi, nella luce piena dell’ora di pranzo, dopo che l’auto, con alla guida l’editore ed amico Michel Gallimard, viaggiava tranquilla e veloce su un ampio rettilineo, nulla poteva lasciar presagire la tragedia.

Di colpo, tutto si è compiuto.

Automobilisti di passaggio affermano che l’auto, veloce, “ballava il valzer”.

Dopo alcune sbandate, avvertite dai passeggeri sui sedili posteriori (la moglie e la figlia di Michel Gallimard) come una curva improvvisa, come se “qualcosa crollasse sotto la vettura”, l’auto colpì con violenza uno dei platani che fiancheggiavano la strada, rimbalzò contro un altro, a diversi metri di distanza, per sfasciarsi quasi completamente.

Camus, col cranio fratturato e il collo spezzato, morì sul colpo.

Michel Gallimard fu ritrovato a terra sanguinante : sarebbe deceduto giorni dopo in ospedale ; la moglie giaceva accanto a lui, in stato di choc ; la figlia, si ritrovò a venti metri, in un campo, intontita ed infangata ma illesa.

Secondo il biografo Herbert Lottman, “l’incidente sembrava dovuto al blocco di una ruota o alla rottura di un asse, ma neppure gli esperti seppero spiegarsi quell’incidente catastrofico su un rettilineo, con una strada larga nove metri e un traffico molto scarso”.

Ecco.

Gli eventi mostrarono subito una crepa, un’incrinatura nella logica apparente delle cose.

Nulla di decisivo, certo, ma sufficiente a suscitare il dubbio, la sensazione che la realtà fosse celata dalle apparenze, che l’illusoria semplicità degli eventi nascondesse un diverso disegno.

In molti rifiutarono la linearità crudele dell’evento, il puro esito fatale dell’incidente e della morte : sembrava che qualcosa non quadrasse, che l’ironia della sorte non potesse far combaciare in modo così perfetto il destino reale con la premonizione quasi soprannaturale di Camus.

Per chi lo amava, per chi avrebbe conservato e custodito la sua dignità e il suo insegnamento, un’evidenza così semplice, un destino così simmetrico, sarebbero sempre risultati falsi, incredibili, irreali.

Anche molti anni dopo, a distanza dai fatti e dalle minute circostanze, ad altri silenziosi seguaci, un semplice incidente sarebbe sempre apparso inadeguato, inautentico, quasi un infelice e gratuito colpo di teatro.

Questa muta certezza li avrebbe accompagnati a lungo, insieme ad una vaga inquietudine, un senso d’inganno e d’invisibile macchinazione.

Sino a che un giorno, la sorte, la pura ed autentica opera del caso, avrebbe mostrato una traccia, una testimonianza inattesa : la prova che cercavano, l’indizio che capovolgeva l’apparenza, e rivelava un lontano complotto.

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Questa voce è stata pubblicata il marzo 15, 2012 da in Racconti con tag , , , , , .
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