café golem

l'inserto culturale di East Journal

Albert Camus, il destino dei giusti #10

Jan Zabrana

Jan Zabrana era apparso, nella sorte, in una libreria sulla Opletalova, a Praga, in un pomeriggio di luce fredda, che volgeva già al crepuscolo ; mi ero fermato ad osservare la casa di fronte, le cui finestre davano ormai sul vuoto e sul cielo : tutto era caduto, solo la facciata si reggeva in fragile equilibrio, in attesa del futuro, che giungesse a sostenerla ; tutto il passato era scomparso, franato come sabbia dietro le spalle, restava l’architettura lieve della memoria, il simulacro delle cose trascorse, la forma elegante di un’illusione, che solo il giorno smascherava con la sua luce : la notte le finestre tornavano buie, il nulla si condensava oltre la facciata, nessuno avrebbe sospettato l’assenza della casa reale, delle mura e delle stanze protette dall’ombra. Entrai nella libreria, nell’antro di calore luce parole che a volte visitavo, nelle giornate vagabonde, e mi spersi lungo gli scaffali, muovendo senza un preciso desiderio : notai sopra un ripiano un libro bianco, di grande spessore, che riluceva quasi tra gli altri per il suo chiarore, moltiplicato dal cellophane che lo avvolgeva. Lessi il titolo : Cely Zivot. Jan Zabrana. Tutta la vita. Conoscevo l’autore, le sue poesie, ma non avevo mai retto tra le mani questo libro. L’edizione era nuovissima, il commesso m’informò che tempo prima l’opera era uscita in due volumi, presto andati esauriti. L’autore parlava di anni cupi e dolorosi, per lui e per molti altri, e i lettori avevano cercato in quegli appunti, in quelle memorie quotidiane, traccia della vita trascorsa, degli anni che anche loro avevano vissuto, e che non erano mai del tutto scomparsi.

Più tardi, seduto in poltrona, nel silenzio profondo della notte, in cui sentivo scrosciare, distinta oltre i vetri, la rapida della Moldava, leggevo i pensieri di Zabrana, il suo affidarsi a sottili fogli di carta, per arginare la sconfitta, la derisione delle cose, l’avanzare della morte sulla sua generazione, senza possibile fuga o salvezza ; leggevo, scegliendo le pagine a caso, nell’immenso volume, avvicinandomi ai suoi anni più tardi, e più prossimi al presente ; arrivai al 1980, all’estate ; lessi un solo passo, e mentre leggevo mi accorsi di sospendere il respiro : si parlava, con grande precisione di dettagli, di un incidente fatale, avvenuto vent’anni prima : quello di Albert Camus.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il marzo 15, 2012 da in Racconti con tag , , , , , .
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: