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l'inserto culturale di East Journal

Albert Camus, il destino dei giusti # 3

La simmetria

La fatalità è meravigliosa: permette di risolvere, come per magia, problemi annosi, difficoltà inestricabili, casi imbarazzanti. Un uomo, un intellettuale di grande fama, impegnato su vari fronti, contrapposto da solo a potenze mondiali, dice un giorno: il culmine dell’assurdità è la morte in un incidente stradale; ed ecco che si candida, come rivelatore dell’assurdo, ad una tale morte, a scomparire in un incidente. Quando questo accadrà, la simmetria illusoria della sorte avrà chiuso il cerchio, completato la geometria del destino, assecondato l’involontaria profezia, dimostrato con l’evidenza le ragioni della vittima, le sue ipotesi lanciate nel futuro.

Nel caso di Albert Camus, una grande illusione avvolgerà tutti, avveduti ed ignari, intellettuali e pubblico, detrattori e seguaci:  simmetria sarà stata, ma solo nell’agguato, nella minaccia e nell’esito inspiegabile, assurdo come da copione, perfetto come da calcolo ed auspicio; quale migliore destino dell’estrema coerenza, dell’esaudita profezia, della fine che conferma la lucida ragione di una vita? Quale migliore sintesi di verità ed inganno, assurdità e complotto, fatalità e disegno, profezia ed esecuzione? La realtà, la verità dei fatti, non potrà sopravvivere a questa perfezione, a questa convergenza totale, della completa fatalità, e della completa macchinazione, l’incidente assoluto e l’assoluto sabotaggio.

Dopo cinquant’anni, ancora non si è usciti da questo abbraccio mortale, d’illusione e verità, in cui l’evidenza sembra sostenere ed assorbire l’urto dell’agguato, sino a cancellarlo nella sua trasparenza, nella sua illusoria neutralità.

Eppure, la sorte non ha sepolto per sempre gli eventi: ha seminato negli anni lievi e lontane tracce della verità: le più sicure le  ha lasciate a Praga, nel 1980, già vent’anni dopo l’incidente. Sono tracce decisive, di una precisione fredda e minuziosa, ricche di particolari e collegate a fatti e date inconfutabili : fatti e date quasi impossibili da conoscere e verificare nella Cecoslovacchia del 1980, stretta nella morsa sovietica, ancor più rigida dopo i fatti di Carta 77. Queste tracce sono state donate dalla sorte a un uomo sconfitto, già rassegnato alla soverchia ragione della Storia, alla disfatta personale, alla lucidità della disperazione. Quest’uomo le ha conservate, senza farne parola con nessuno. Pochi anni dopo se n’è andato. Per sempre.

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Questa voce è stata pubblicata il marzo 15, 2012 da in Racconti con tag , , , , , .
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