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La tristezza del viaggiatore ferroviario : Romano Luperini

Viaggiare in treno in Italia, in questi anni, rende tristi. Vogliamo raccontare, con le parole dei nostri autori, di questa desolazione  e di questa tristezza.

 di Romano Luperini

Viaggio in treno

Viaggio in treno con Pietro Cataldi verso Milano, con sosta a Firenze. Alla stazione di Santa Maria Novella fa molto freddo. Dobbiamo aspettare quaranta minuti per l’Eurostar. Ci dirigiamo dove un tempo c’era la sala d’attesa. La cerchiamo invano. Al suo posto ora c’è il Club Freccia Rossa e si può entrare solo con la carta dei soci. Noi, pur viaggiando con la Freccia Rossa, non lo siamo e dobbiamo restare fuori. L’unico posto caldo è il bar, affollato e senza posti liberi ai tavoli. E poi al bar bisogna ovviamente consumare anche se non ne abbiamo voglia. Così restiamo al freddo. Siamo convinti entrambi che la sala d’attesa sia in corso di costruzione da qualche parte. Ma ci sbagliamo. Alla stazione centrale di Milano, la situazione è la stessa. Dobbiamo, al ritorno, aspettare mezz’ora e gli unici posti d’attesa sono fuori al gelo, con temperatura abbondantemente sotto lo zero. Anche qui pochi privilegiati hanno accesso al Club Freccia Rossa; gli altri intirizziscono seduti incappottati sulle panchine o sui sedili collocati all’aria aperta alla fine dei binari. Così, in cerca di aria meno rigida, entriamo nella libreria Feltrinelli e restiamo lì, in piedi, in attesa del nostro treno.

Un tempo, ci diciamo, la sala d’attesa era un servizio pubblico. C’era la sala d’attesa di prima e quella di seconda, bastava il biglietto e tutti ne potevano usufruire. I viaggiatori potevano sedersi, riposare, leggere il giornale, stare al caldo. Ora solo i pochi membri di un club privato hanno diritto al lusso e all’agio riservati a un gruppo di privilegiati. Mentre ci aggiriamo per la libreria Feltrinelli ricordiamo come qualche decina d’anni fa vivemmo il passaggio dalle tre classi (prima, seconda, terza) a due: come un segnale di democrazia, come il tramonto di un mondo fondato sulle distinzioni di classe e di censo.

Finalmente possiamo salire sull’Eurostar Milano-Firenze, e qui troviamo sui tavolinetti delle brochure di propaganda con descritti i prossimi treni ad alta velocità. Le classi diventeranno quattro: ci sarà chi viaggerà da solo in una lussuosa poltrona, servito da camerieri in livrea, chi viaggerà in un elegante salottino per riunioni di cinque o sei posti, chi viaggerà in vagoni con sei posti per scompartimento e infine chi si accomoderà in scompartimenti a otto posti.

Questa situazione ferroviaria – ci diciamo durante il viaggio di ritorno – riflette ottimamente la situazione dell’Italia di oggi. Il costume, la mentalità sono cambiati. La tendenza, un tempo, era ad annullare le differenze o almeno a renderle tollerabili. Ora la tendenza è ad accentuarle, a mettere i più in una condizione di difficoltà e di inferiorità e i pochi che possono permetterselo in una di sempre maggiore privilegio e superiorità. Noi credevamo che le distinzioni fossero un retaggio dell’Ottocento e, tutt’al più, del primo Novecento e ora, in pieno Duemila, vediamo che vengono riesumate con tutti gli onori. Il lusso si è trasformato in ostentazione del lusso, e il privilegio è stato legittimato, è diventato senso comune.

Da : L’immaginazione n.268 – marzo/aprile 2012 – Manni editori

Si ringrazia Manni editori per la gentile autorizzazione.

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4 commenti su “La tristezza del viaggiatore ferroviario : Romano Luperini

  1. MARIAROSA
    maggio 26, 2012

    Pare proprio sia così,il lusso si è trasformato in ostentazione del lusso,e la differenza di classe non è solo riguardante un biglietto del treno, in certe stazioni
    i disagi, per chi quotidianamente usa il treno, sono davvero insostenibili,e in certi piccoli centri,le stazioni sembrano fantasmi; spero non diventino così anche le scuole,la civiltà di un Paese è data dal rispetto dei nostri diritti,non nel declassarci,
    ma forse per questo dobbiamo aspettare il prossimo treno….

  2. Emanuele Zinato
    giugno 29, 2012

    E’ davvero il segno di una mutazione sociale e antropologica. Da luoghi collettivi gli spazi ferroviari diventano merci individuali, nonluoghi di solitudine e di omologazione. Vorrei sapere in tutto ciò a esempio uno come Baricco (perennemente disposto a vedere solo del “meraviglioso” in ogni barbarica mutazione) cosa diavolo ci vede di euforico… Grazie Romano.

  3. Leonardo
    settembre 23, 2013

    Il livello di differenza di classe si alza. Oggi 23 settembre nella sala famosa freccia rossa, pur essendo viaggiatori assidui su queste, mi viene detto che l’accesso ė consentito solo a carte oro e platinum. Alla faccia!!!! Sarà bene passare a italo.

  4. Leonardo
    settembre 23, 2013

    Il fatto di aver dimenticato il luogo dell’accaduto mi da la misura della mia arrabbiatura. Luogo Roma – stazione termini ore 17:00

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Questa voce è stata pubblicata il maggio 1, 2012 da in Uncategorized.
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