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Alfonso Berardinelli: Non incoraggiate il romanzo

 di Alfonso Berardinelli

Se solo potessero, gli editori darebbero il nome di romanzo a tutti i libri che pubblicano. Sembra ormai che ogni tipo di libro spaventi il lettore: il romanzo no. I libri di storia li leggono gli storici. I libri di filosofia li sfogliano i filosofi. I poeti non si leggono neppure fra loro. Le scienze sociali interessano poco: di società si parla sui giornali e la prosa sterilizzata dei sociologi respinge il “lettore comune”.

Dunque le librerie traboccano di nuova narrativa, ma i recensori, anche i più solerti, riescono a digerirne solo una parte. I teorici della letteratura e i narratologi sono ammutoliti da tempo. Gli storiografi sono soffocati dall'”angoscia della quantità”, formula ripetutamente usata da Giulio Ferroni.

Sta di fatto che il romanzo, genere oggi più editoriale e merceologico che letterario, monopolizza un’opinione pubblica più estesa e meno colta. Il romanzo, così, trionfa, ma per poco.

Quale critico saprebbe fare a memoria l’elenco dei libri di narrativa migliori usciti tre o cinque anni fa? Dopo la stagione dei premi, la nuova narrativa circola al massimo fino alla stagione seguente, quando nuove liste di candidati allo Strega e al Campiello cominciano a comparire sulle pagine dei giornali.

Che il romanzo è un genere di consumo e di intrattenimento “per tutti”, lo si è sempre saputo (il romanzo d’avanguardia è stato un episodio, o un controsenso). Ma il consumo è diventato più veloce e distratto e l’intrattenimento lo si trova in abbondanza altrove. Quanto a qualità artistica, valore conoscitivo e documentario, la maggior parte dei romanzi che si pubblicano non sembra nascere da nessuna memoria letteraria. Anche quando funzionano non provocano riflessioni e interpretazioni critiche, “non fanno storia”. Se si eccettuano gli autori già in attività negli anni ottanta, mi pare che recentemente sia emerso un solo narratore pienamente consapevole della tradizione del romanzo: Walter Siti. Ma Siti è (o era) un intellettuale e un critico.

Da : Alfonso Berardinelli – Non incoraggiate il romanzo – Marsilio Editori

Con questo intervento Alfonso Berardinelli inizia la sua collaborazione con Cafè Golem. Lo ringraziamo.

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9 commenti su “Alfonso Berardinelli: Non incoraggiate il romanzo

  1. Redazione
    maggio 5, 2012

    Mi permetto una provocazione. Il romanzo si chiama così perché scritto in lingua volgare, quale che fosse, purché distinta dal latino. La lingua volgare concorre a produrre un genere letterario nuovo. Un genere che si è sviluppato passando per il novel inglese fino al neorealismo del secondo dopoguerra. E poi? Se il romanzo è un modo di “fare Storia” o è finita la Storia (come dicevano alcuni politologi invasati dalla caduta del Muro) o quel tipo di romanzo non c’è più, se non come retaggio del passato. I romanzi di oggi sono forse scritti in una lingua neovolgare, distinta in blocco (per lessico e sintassi) dal romanzo tradizionale.
    Personalmente condivido quanto scrive Berardinelli ma è forse possibile che noi siamo fuori dallo spirito della Storia, che noi siamo come quelli che scrivevano in latino e non capivano la qualità di quel genere letterario nuovo che era il romanzo. E’ una provocazione, lo ripeto, ma a volte mi sembra che ci sia in tali valutazioni il consolante fatalismo di chi vive chiuso in una torre eburnea.
    Con stima

    Matteo

  2. catelligiovanni
    maggio 6, 2012

    Forse l’intervento era più mirato all’attuale situazione, drammatica per la vera letteratura e per tutto ciò che non è romanzo, ovvero il racconto e la poesia…Di questo passo, la rincorsa continua del profitto continuerà a diseducare i lettori e a cancellare dalle librerie ciò che resta del racconto e della poesia…Un certo Borges sosteneva che la letteratura fosse fatta di poesia e racconto e considerava il romanzo una superstizione del nostro tempo…ma pare che nessuno se ne ricordi…

  3. Simonetta Fedele Vernia
    agosto 11, 2012

    Ho letto con interesse un articolo di Filippo La Porta ( Il Sole24ore) riguardo al saggio “Non incoraggiate il romanzo” (Marsilio) di Alfonso Berardinelli in cui , precisa che il saggista-critico “premette all’insieme degli scritti una breve nota che spiega il titolo e che ci informa sull’involuzione attuale del romanzo, scaduto a genere non più letterario ma editoriale e merceologico”. Come si può non condividere???

    Simonetta Fedele Vernia (collega di Alfonso Berardinelli quando si era iscritti a Lettere alla Sapienza!!!)

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Questa voce è stata pubblicata il maggio 12, 2012 da in Critica letteraria con tag , , , , , .
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