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l'inserto culturale di East Journal

Per Antonio

di Giovanni Catelli

Antonio era un amico.

A molti, era cara la sua presenza : per loro, in qualche modo, la continuità dei giorni, la tenacia dei ricordi, la persistenza del suo esserci in una sfera più sottile, più intima, danno la convinzione che il commiato sia soltanto parziale, che la separazione sia come temporanea, e la sua presenza solo sospesa, quasi uno scherzo delle cose, certo pronte a restituire presto la sua voce, le sue telefonate, la continua sorpresa del suo ricordare, immaginare, accompagnarci.

Soltanto da poco ci ha salutato, con la stessa energia delle stagioni migliori, degli incontri felici, delle serate a casa di Anna, che sapeva serbare per lui gli amici migliori, e champagne sempre ghiacciati : allora sì, davvero, il tempo cessava di scandire le sue ore, la notte immobile taceva ogni remota infamia delle cose, solo il rilucere dell’amicizia, l’affacciarsi di evocate meraviglie, il ricordare o l’attendere giorni preziosi, libri, racconti, viaggi, ogni lontana promessa, lì, a mostrare la sua ombra lieve nel futuro.

Ciò che è stato risuona, in noi, propaga nella vita quel tinnire lieto, quel brusio felice, quella voce improvvisa, quel sorridere indifeso, le accensioni generose, il non arrendersi mai all’evidenza brutale, alla miseria dei tempi, all’ottuso arbitrio del potere.

In tempi difficili, come tutti, abbiamo vissuto, e per molti è stato comodo tacere, dissimulare, adeguarsi : non era per lui quel silenzio, quel soffocare continuo in un Paese sempre più inabitabile ; come Pasolini, nel buio di altri anni, anche lui ha fatto i nomi, di chi ogni giorno cedeva, o svendeva, la dignità civile del Paese ; ha parlato con tenacia, con attenzione severa e costante ad ogni minimo degrado, all’erosione progressiva della nostra dignità, dei nostri diritti, della nostra civiltà.

Curiosamente, come nell’incipit di un suo racconto, è stato spesso ripagato col rancore : non certo quello di chi ha ritrovato, nelle sue parole, le proprie, ma di quanti, tacendo, hanno sentito nella sua voce il rimprovero al loro tacere, e ancor più forte la vergogna di aver accettato il corso delle cose.

Ma non importa, non importa più.

Il tempo ha già curvato le sue ombre, muove i nostri passi nel destino, trae le conseguenze dal passato : ora gli anni trascorsi sono immobili, così vicini, eppure già sospesi ed immutabili : presto si vedrà, sempre più nitida, la filigrana degli eventi, l’accurata geometria di ciò che è stato ; ai gesti, alle parole, sarà dato un peso, e un nome.

Antonio è qui, con noi, non se ne va.

E la sua voce lieta non ci lascia.

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2 commenti su “Per Antonio

  1. MARIAROSA
    maggio 29, 2012

    Molto bello il suo modo di ricordare e ringraziare Antonio Tabucchi,
    il grande scrittore dei nostri tempi,che sapeva leggere l’anima dei luoghi dei suoi viaggi, per donarli.
    Come diceva lui,vorrei brindare al Saudosismo,al nostro gusto per la nostalgia.

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Questa voce è stata pubblicata il maggio 15, 2012 da in Racconti con tag , , , .
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