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Carrère d’Encausse : La Russia tra due mondi

di Giovanni Catelli

Hélène Carrère d’Encausse, dopo la pubblicazione nel 1978 del classico L’empire éclaté, in cui per prima individuava il tallone d’Achille dell’Unione Sovietica nella sua frantumazione etnica, e prevedeva la sua disgregazione a partire dalle singole nazionalità che la componevano, ha acquisito una solida fama internazionale.

In questo libro, La Russia tra due mondi, cerca di comprendere il ritorno della Russia nel ruolo di grande potenza a partire dal duemila, anno di insediamento di Vladimir Putin al timone del Paese.

Dopo gli anni della “grande svendita” eltsiniana, in cui parallelamente le migliori aziende del Paese venivano cedute a prezzi irrisori ad acquirenti esteri o agli oligarchi interni, Putin ha raddrizzato la barra, restituendo all’autorità centrale un ruolo molto più effettivo, sia nelle relazioni internazionali sia sul fronte interno, dove ha consentito agli oligarchi di conservare le posizioni acquisite (e le immense ricchezze illecitamente accumulate) a patto di non interferire con il potere politico.

Il solo che abbia osato opporsi a questa decisione non negoziabile è stato Michail Khodorkovski, che stava finanziando una potenziale opposizione a Putin, ipotizzava una personale discesa in campo politico, e stava trattando la cessione di parte della sua compagnia petrolifera, la Yukos, a compagnie americane.

L’affronto era inaccettabile per il Cremlino, che provvide a far arrestare l’oligarca, ottenendo una condanna per evasione fiscale e sottraendogli la Yukos, che venne smembrata e nazionalizzata. Successive condanne hanno mantenuto Khodorkovski in carcere, in attesa che il potere decida il momento in cui egli non rappresenti più una minaccia.

L’autrice si sofferma molto poco sul capitolo tragico della guerra cecena, che ha mostrato spaventose violazioni dei diritti umani e una cinica disinvoltura sin dall’inizio di quella campagna, con le misteriose esplosioni di immobili residenziali in Russia, volte a preparare l’opinione pubblica a quella guerra sanguinosa.

Lo status di Grande Potenza riconquistato negli ultimi anni e i variabili tentennamenti della Russia fra l’Europa e l’ingombrante vicino cinese, sono altri temi affrontati dall’autrice, che mostra uno sguardo disincantato sulla situazione geopolitica, ma sostanzialmente favorevole riguardo all’era Putin, mettendo in risalto il rafforzamento dello Stato e il consolidamento della “verticale del potere”, senza particolare interesse per i metodi utilizzati in questo processo e per la condizione reale della democrazia russa, che in questi anni di democratico ha mostrato quasi soltanto il nome.

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