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l'inserto culturale di East Journal

Incontri – Un poeta e Parigi : Jacques Réda

di Giovanni Catelli

Jacques Réda è un grande poeta francese, classe 1929, un uomo che ha traversato epoche, ha conosciuto un mondo ormai scomparso, e una città, Parigi, che è cambiata enormemente sotto i suoi occhi. Secondo la definizione di critici e giornalisti, Réda potrebbe essere definito “l’ultimo grande poeta di Parigi”, senza entrare in un cliché, ma rispettando e onorando chi ha profondamente amato questa città, cantandola nei suoi versi e nelle sue prose.

I suoi libri sono innumerevoli, principalmente presso gli editori Gallimard e Fata Morgana, e forse il più conosciuto è Les Ruines de Paris (Le rovine di Parigi), un libro di prose poetiche, del 1977, che concentra su molteplici prospettive lo sguardo dell’autore sulla città,  uno sguardo laterale, che poggia su dettagli, luoghi personali e sconosciuti alla folla, oppure notissimi ma inquadrati secondo un inatteso punto di vista. I ponti, le ferrovie, le fabbriche, le officine, tutti i ferri antichi e veri della città, le architetture del lavoro e della vita, si riaccendono sotto il suo sguardo, e riacquistano una dignità minacciata dal progresso e dall’avvenire.

Una resistenza umana di fronte al tempo e al tramonto della bellezza spira da questi scritti, e dalla persona stessa del poeta, che incontro in un primo pomeriggio di marzo, caldo e soleggiato, in una brasserie della Porte de Versailles, di fronte ai padiglioni del Salone del Libro.

Un giaccone blu, gli occhiali, l’eterna sigaretta e un’affabilità naturale e spontanea mi mettono subito a mio agio, con un autore che, come quasi tutte le persone di grande valore, si mostra subito persona autentica, senza alcun artificioso distacco o senso di superiorità, caratteristiche frequenti tra gli autori mediocri.

Il suo spirito critico e asistematico lo spingono subito a rifiutare la definizione di “poeta di Parigi” che gli riferisco essere di dominio pubblico tra molti suoi conoscitori. Dice semplicemente che ha vissuto a lungo a Parigi, e ne ha scritto, senza voler dare al suo sguardo e al suo narrare la città un valore particolare : “La città è cambiata enormemente negli anni…molte delle cose che ho descritto non esistono più…non sono un conoscitore accurato, semplicemente ho osservato, ho notato e trascritto ciò che mi colpiva…oggi forse non riconoscerei più la medesima città, non è più la stessa…” Il suo passo attraverso i quartieri e le periferie, da Belleville a Passy, da Montmartre alla Butte-aux-cailles, da Antony a Saint-Ouen segue il ritmo del cammino o dei treni, o dell’amato, leggendario Vélo-Solex, il motorino con cui ha sempre amato spostarsi e osservare il mondo. Mi racconta che ha traversato l’intera Francia, a cavallo del suo Vélo-Solex : a tappe, senza fretta, senza calcoli, da vero flaneur ante litteram ; la bassa velocità, la libertà, consentite da quel motorino, gli sono sempre state congeniali, e hanno sempre lasciato spaziare il suo sguardo. Da quella sella fragile ha osservato da vicino le strade e L’herbe des Talus (L’erba dei cigli), titolo di un altro suo magnifico  e  notissimo libro. Hors les murs (Fuori le mura) è un ennesimo splendido libro, questa volta di poesie, in cui di nuovo s’insegue la magia fuggitiva delle periferie, il loro fascino stanco e fané, l’atmosfera irripetibile di certi luoghi.

Non appaiono dal suo narrare rimpianti dolorosi di fronte al passato, né particolari stupori di fronte ai non felici  tempi recenti, o alla nuova guerra appena scatenata dall’Occidente in Libia (“L’uomo e le cose non cambiano…certe cose orrende sono sempre avvenute…forse una volta se ne sapeva soltanto di meno…ma accadevano lo stesso…”).

Parliamo un po’ della Parigi d’un tempo, in cui anche mio padre si trovò a vivere, e di certi quartieri che anch’io conoscevo e che non esistono più : appare a tratti una sobria, rassegnata nostalgia. Prima di separarci mi dice della sua passione per il fumo, come residuo spazio di libertà e piacere a cui non rinuncia, delle sue rare sigarette lussemburghesi, che un amico gli procura, e inizia a narrarmi di marche mitiche ormai introvabili, di tanti tesori sacri al fumatore che sempre più si allontanano nel passato.

Vorrei ascoltarlo ancora a lungo.

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Un commento su “Incontri – Un poeta e Parigi : Jacques Réda

  1. MARIAROSA
    luglio 6, 2012

    Molto bello questo articolo,fa pensare a come il tempo cambia le cose,ma i valori
    nel ricordo del bello,rimangono! C’è libertà nel ricordo del suo amico poeta,sarà
    un piacere gustare uno dei suoi libri.Le crisi,si superano anche con la poesia,chissà che sotto l’ombrellone se ne legga un pò di più,la crisi è nell’uomo,
    in quello che mettiamo dentro.

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Questa voce è stata pubblicata il maggio 16, 2012 da in Incontri con tag , , , , .
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