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Primo Agosto : 69 anni fa la rivolta di Varsavia contro i nazisti

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di Lucia Pascale

Chi si trovasse oggi in Polonia sentirebbe – alle ore 17:00 – il suono delle sirene a ricordare lo scoppio dell’insurrezione di Varsavia e accompagnare il minuto di silenzio che verrà osservato in onore delle sue vittime. Prima di tracciare il quadro generale di quella che fu una delle più grandi tragedie del XX secolo, vale la pena sottolineare che i termini “insurrezione” o “rivolta” sono comparsi solo dopo la fine della guerra, laddove gli esponenti dei movimenti clandestini che avevano dato vita all’iniziativa usavano l’espressione “battaglia di Varsavia”.

Fin dall’inizio una rivolta nazionale contro le forze d’occupazione tedesca rappresentava lo scopo ultimo delle operazioni clandestine della Resistenza polacca, il cui principale movimento era costituito dall’AK-Armia Krajowa [Esercito Nazionale]. Negli ultimi giorni del luglio 1944, quando la situazione generale della Germania si faceva sempre più difficile e l’Armata Rossa era giunta sulla riva destra della Vistola, lo stato maggiore dell’AK decise di passare all’azione. Desiderando «occupare Varsavia prima dell’arrivo dell’Armata Rossa, allo scopo di organizzare una presenza del governo polacco e accogliere l’Armata Rossa come legittimi padroni di Varsavia»[1],

I leader della Resistenza fissarono l’ora “W” per le 17:00 del 1° agosto. La lettera “W”, iniziale delle parole polacche “wybuch” [scoppio] o “wystąpienie” [azione], era il criptonimo dell’ora stabilita per l’inizio dell’insurrezione.

A differenza dell’esercito tedesco, che disponeva di soldati professionisti e possedeva ogni genere di armi e munizioni illimitate, l’AK non aveva aviazione né artiglieria pesante e soltanto pochi reparti erano muniti di armamento completo. Allo scoppio della rivolta, le provviste militari in possesso degli insorti erano sufficienti per appena due o tre giorni di combattimento. A questo bisognava aggiungere la notevole disparità numerica tra le forze in campo. Ciononostante, i partecipanti all’insurrezione lottarono con ostinazione e indomabile coraggio, dimostrando fin dall’inizio di non essere avversari deboli. Grazie a brillanti improvvisazioni, alla febbrile costruzione di barricate e trincee, all’ingegnoso utilizzo della rete fognaria, riuscirono infatti a resistere per ben 63 giorni. Fenomeno – questo – studiato anche dagli stati maggiori tedeschi che, nei documenti segreti, riconoscevano ampliamente il valore militare del powstanie e le difficoltà incontrate nella sua repressione.

Occorre, inoltre, ricordare l’importanza del ruolo svolto dal movimento degli scouts di Varsavia, universalmente noto come Szare Szeregi [Truppe Grigie]. Attraverso operazioni extra-militari (sabotaggio, volantinaggio, servizio postale, spionaggio etc.), nonché militari, giovani e giovanissimi affiancarono l’AK nella lotta per la causa nazionale. A questa si sarebbero unitiprestoanche reparti di altre organizzazioni militari clandestine, quali l’AL-Armia Ludowa [Esercito Popolare], la PAL-Polska Armia Ludowa [Esercito Popolare Polacco] e le NSZ-Narodowe Siłe Zbrojne[Forze Armate Nazionali].

Ma quali furono i fattori che spinsero i leader della Resistenza polacca a dare inizio all’insurrezione? Questi non potevano certo pensare di sconfiggere i nazisti da soli, ma potevano (e volevano) sperare in una serie di sviluppi favorevoli: un accordo a Mosca tra il Primo ministro polacco Mikołajczyk e Stalin; l’intervento delle potenze occidentali con rifornimenti di armi e rinforzi; l’offensiva dell’esercito sovietico, ormai alle porte di Varsavia, contro le forze della Wehrmacht. Le attese polacche vennero, però, tutte gradualmente deluse: non si riuscì a stipulare nessun accordo diplomatico con Stalin; l’appoggio degli Alleati fu tale da non cambiare quasi per niente le sorti del powstanie; l’atteggiamento sovietico nei confronti dell’insurrezione passò dall’indifferenza iniziale all’attiva ostilità, per cambiare improvvisamente a metà settembre – quando il maresciallo Rokossovskij occupò il sobborgo di Praga e, di conseguenza, il generale Berling ordinò alla sua armata di forzare la Vistola per collegarsi agli insorti. Tuttavia il congiungimento tra questi ultimi e i soldati di professione sotto comando sovietico fu una delle maggiori sconfitte dell’insurrezione e Mosca non acconsentì all’offensiva generale che – sola – poteva fermare la furia tedesca.

Tutto ciò portò alla capitolazione di Varsavia che fu firmata alle due di notte del 3 ottobre. I 63 giorni della rivolta ebbero conseguenze disastrose: la morte di 15.000 soldati e 200.000 civili, la quasi totale distruzione della città e la sua completa evacuazione.

In seguito alla caduta della capitale polacca, Hitler – mosso da un acceso desiderio di vendetta – ordinò a migliaia di soldati di radere tutto al suolo. La demolizione di Varsavia procedette sistematicamente per più di tre mesi, mentre l’Armata Rossa rimase impassibile a guardare sull’altra sponda della Vistola, impadronendosi delle sue rovine soltanto il 17 gennaio 1945.

Oggi a Varsavia, e in tutta la Polonia, avranno luogo le manifestazioni celebrative in memoria del 69° anniversario del powstanie. Riteniamo sia dovere di ognuno di noi e dell’umanità intera ricordare quanto è avvenuto, perché – come dice Pavese – “Questo vuol dire, la speranza. Dare un nome di ricordo al destino”.


[1]Questa citazione è tratta dalla deposizione redatta per l’NKVD dal generale Okulicki che, dopo la capitolazione di Varsavia, successe a Komorowski nel comando dell’AK. Essa è riportata in: N. Davies, La rivolta. Varsavia 1944: la tragedia di una città fra Hitler e Stalin, trad. it., Milano, Rizzoli, 2004, p. 745.

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Questa voce è stata pubblicata il luglio 28, 2013 da in Storia con tag , , , , .
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