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Fabio Mini : La nostra ipocrisia nella guerra di Libia

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Ringraziamo il Generale Fabio Mini per averci concesso di riprodurre questo brano, tratto dal libro “Perché siamo così ipocriti sulla guerra?” edito da Chiarelettere

di Fabio Mini

Nel 2011, in Libia, abbiamo assistito a un altro atto della nostra desolante commedia dell’arte dell’ipocrisia.[…] Quando Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti, con una buona dose d’ipocrisia, hanno evocato lo spettro del massacro in Cirenaica, ci siamo stancamente allineati, non senza cercare di metter loro i bastoni fra le ruote invocando l’intervento dell’Onu. Quando i francesi hanno convinto l’Onu, noi abbiamo invocato la Nato, pensando di scaricare su tutta l’alleanza la responsabilità dello sgarro a Gheddafi, ma ben sapendo che la Nato avrebbe tirato le cose per le lunghe. Abbiamo quindi “sospeso” il trattato con la Libia e partecipato attivamente con quattordici aerei alle operazioni Nato. In realtà non era successo nulla di nuovo che giustificasse un intervento militare internazionale. Gheddafi ha gridato al tradimento e in effetti il suo regime non era peggiorato dal 2008 o dal 2010: stava trattando dei ribelli sconclusionati come aveva fatto con tutti gli oppositori, eliminati brutalmente per quarant’anni e seppelliti in fosse comuni con la benedizione dei nostri petrolieri. Era solo successo che la Libia di Gheddafi non era più compatibile con le rivoluzioni avvenute ai suoi confini. Gheddafi era l’unico islamico che, oltre ad aver espresso solidarietà ai corrotti Ben Ali e Mubarak, minacciava i nuovi e instabili governi alimentando la controrivoluzione in Egitto, con le centinaia di ufficiali che aveva a libro paga, e in Tunisia, con le armi delle sue milizie pronte a rivolgersi contro quel paese. Ed era successo che gli affari delle compagnie petrolifere inglesi, francesi e americane avevano bisogno di rovesciare il colonnello, che voleva imporre loro le stesse condizioni contrattuali imposte all’Italia. I nostri affari, invece, ci avrebbero rimesso a allora la presunta operazione di pace “a difesa dei civili” della Nato per noi è diventata la guerra a fianco degli insorti, ma con un occhio di riguardo per Gheddafi, i suoi investimenti e i suoi mercenari, che ovviamente erano civili. Il pretesto dei delitti contro l’umanità di Gheddafi non era ingiustificato, ma una vera giustizia internazionale, oltre a Gheddafi e ai suoi figli, avrebbe dovuto incriminare anche tutti quelli che nei quarant’anni di delitti libici li avevano sostenuti e ossequiati. Evidentemente era troppo e forse per questo il processo è stato evitato, ammazzando Gheddafi mentre tentava di scappare infilandosi nei tubi di cemento dei canali di scarico. E qualcuno, in Italia più che in ogni altro posto del mondo, ha fatto il triplo salto mortale dell’ipocrisia: ha tirato un sospiro di sollievo mentre gridava al delitto, e mentre denunciava la disumanità nei riguardi di un amico dell’Italia da parte di ribelli senza cuore si affrettava a ripristinare con essi i patti e i contratti capestro stretti in precedenza con lui. Perché, in fondo, potevamo dire che “c’eravamo stati anche noi”, nonostante non fosse chiaro con chi.

 

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Questa voce è stata pubblicata il novembre 20, 2013 da in Geopolitica con tag , , , , , , , .
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