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L’anniversario dell’Indipendenza ucraina in un momento cruciale della sua storia

ucraina mappa

Il 24 agosto, Giorno dell’Indipendenza ucraina, cade quest’anno in un momento delicatissimo per la nazione, e riveste un significato quanto mai simbolico : il 24 agosto del 1991, quando si materializzò la dissoluzione dell’Unione Sovietica, mai si sarebbe potuto pensare che, a distanza di 23 anni, il Paese sarebbe stato oggetto di una guerra non dichiarata da parte della Russia, con lancio di razzi Grad dal territorio russo e la fornitura costante di armamenti e uomini alla cosiddetta Repubblica autonoma del Donbass, principalmente costituita da mercenari e milizie senza insegne; il costante tentativo russo di richiamare a sé i Paesi ex sovietici, condotto sotto varie forme, ha assunto ora quella dell’aggressione militare (per adesso non dichiarata) al paese ritenuto più importante, dal punto di vista storico e strategico, tra quanti fuoriusciti dall’ex Impero. La volontà russa di controllare l’Ucraina è emersa con prepotenza all’indomani della caduta di Viktor Yanukovich, in seguito alla rivolta del Maidan, vissuta da Mosca come un’occulta ingerenza occidentale; Yanukovich, uomo di Mosca molto di più di quanto già si conoscesse, si era abbandonato nell’ultimo periodo del suo potere al sistematico saccheggio di ogni attività commerciale e industriale del paese, forte del sostegno russo che riteneva inscalfibile: la rivolta del Maidan ha fatto saltare il banco e ha scatenato la reazione scomposta della Russia, che ha messo in atto immediatamente quanto pianificava da tempo, ovvero l’annessione de facto della Crimea, da sempre suo bastione strategico nel Mar nero con la base di Sebastopoli. Posto in atto questo argine alla possibile infiltrazione della Nato in Ucraina, vero e fondamentale incubo della dirigenza russa, si è poi provveduto, probabilmente grazie alle finanze e all’immenso potere detenuto da Yanukovich nel Donbass, a fomentare una rivolta autonomista nella regione, con blocchi stradali e cattura manu militari delle residenze amministrative, della Polizia e dell’SBU, i Servizi di Sicurezza ucraini. Il progetto di scardinare lo Stato ucraino e di gettare il Paese nel disordine e nel caos, separando il Donbass e facendone una seconda Transdnistria ad uso delle mafie legate al potere del deposto presidente, è però fallito, di fronte alla reazione imprevista delle nuove autorità e dell’esercito ucraini, che dopo un iniziale sbandamento si sono compattati e hanno iniziato a riconquistare terreno sul campo. Lo choc per la perdita della Crimea, ormai illegalmente acquisita dalla Russia con un gesto di aggressione che non si ricordava in Europa dopo il 1945, è stato superato, e il pur obsoleto esercito ucraino ha iniziato a recuperare molto del terreno conquistato dai separatisti: al momento resta nelle loro mani la città di Donetsk e parte della città di Lugansk, oltre al territorio che le collega; è poi sguarnita una fascia di territorio variabile fra i venti e quaranta chilometri di territorio ucraino su buona parte del confine con la Russia, cosa che permette l’invio continuo di uomini e munizioni ai ribelli senza alcuna difficoltà; l’abbandono di questa fascia di territorio, dopo abbondanti perdite umane, è stata necessaria per evitare un bagno di sangue, a causa del continuo tiro di razzi Grad dal territorio russo. L’impossibilità di interrompere il flusso di armamenti dalla Russia è il problema più grave che affligge ora l’esercito ucraino, mentre sul piano del territorio riconquistato appare importante la presa di parte della città di Lugansk.
I racconti dei giovani soldati ucraini, che sul fronte sono costantemente martellati dai Grad nemici, appaiono su internet e nei racconti di genitori e fidanzate, con la delusione e il dolore di una guerra fratricida, condotta da fratelli e dal Paese una volta unito, che inviava le proprie armate contro la Germania Hitleriana, mentre ora ricorda con i suoi atti i più tristi complotti della Cia nell’America centrale degli anni ’80, con il sostegno armato ai Contras nicaraguensi e agli squadroni della morte nel Salvador.
La ricorrenza della festa nazionale assume però in questo momento un grande significato : nonostante le divergenze di opinione, l’aggressione esterna ha contribuito in modo decisivo a una presa di coscienza dell’intera popolazione sull’importanza e sul significato dell’Indipendenza. Mai come ora, e proprio nell’ora della difficoltà, il paese si è trovato tanto consapevole della propria individualità, come Stato e come Nazione : probabilmente ora, per la prima volta, l’intero paese comprende come possa sentirsi davvero un’entità indipendente, rimossa l’eredità sovietica e compresa la potenza imperialista della Russia, rivelatasi ostile; paradossalmente, i disegni geopolitici della dirigenza russa, hanno generato qualcosa di imprevedibile, e positivo per l’Ucraina, gettando le fondamenta per una sempre maggiore consapevolezza nazionale. La morte ogni giorno al fronte di decine di ragazzi e uomini ucraini è la testimonianza più forte e silenziosa su cui il paese di oggi costruisce la propria individualità e il proprio destino; tutti sanno da dove provengano i razzi che ogni giorno uccidono i loro familiari e questo assume sempre di più un significato : se non deciderà di invaderla e smembrarla con la forza, la Russia ha già iniziato a perdere l’Ucraina nell’animo dei suoi cittadini, e la perderà sempre di più.
Angela Merkel è stata in visita a Kiev, mentre in un’intervista, il suo vice Cancelliere si è dichiarato favorevole ad una Ucraina federale, come unica via alla soluzione del conflitto : la soluzione è gradita a Mosca, che potrebbe in ogni momento tentare, per le province orientali, una “annessione pilotata”, mentre è stata sinora fortemente invisa a Kiev. La Germania tenta ora, grazie alle proprie buone relazioni con la Russia, di incrementare il proprio ruolo nella crisi, comprendendo come, senza un accordo con Mosca, il Vietnam ucraino rischia di perpetuarsi e potenzialmente di degenerare. A Kiev, tutti gli apparati di sicurezza sono stati in allerta per la parata dell’Indipendenza di domenica, che poteva esporre la capitale al rischio di attentati : pochi giorni prima era stato sequestrato in un ufficio della posta privata ucraina Novaia Poshta un arsenale di sei bazooka, munizioni e bombe a mano, ricevuto da un affiliato a un gruppo filorusso. Ci si augura che tra i numerosissimi profughi del Donbass non si nascondano attentatori specificamente inviati, e “in sonno” in attesa di colpire. Già troppo sangue è stato versato sinora in Ucraina.

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Questa voce è stata pubblicata il agosto 25, 2014 da in Uncategorized con tag , , , , .
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