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l'inserto culturale di East Journal

Il Nobel a Modiano – Fiori di rovina

MONDIANO
di Giovanni Catelli
E’ singolare la sorpresa che ha traversato gli ambienti letterari italiani e internazionali alla notizia del premio Nobel a Patrick Modiano. Forse stanno davvero scomparendo in tutto il mondo quei bons vivants colti e blasé alla Arbasino, capaci di essere costantemente informati sugli autori di valore delle varie letterature, leggendoli magari in lingua originale. Nello specifico italiano, poi, come ha ammesso con onesta’ Franco Cordelli sul Corriere della Sera, negli anni settanta, al momento della prima importante notorietà di Modiano, l’essere stato pubblicato presso l’editore Rusconi, considerato reazionario, lo aveva inmediatamente etichettato come autore di destra, decretandone la fulmínea rimozione. Nemmeno gli anni, e neppure il discreto successo, nel 1997, di Dora Bruder, una delicata indagine su una bambina ebrea fuggita da casa negli anni dell’Occupazione, erano riusciti a a riportarlo all’attenzione dei lettori, e ancor meno a quella dei pigri lettori professionali. Oltre ai casi malinconici di chi si è vantato di non averlo mai letto, fa riflettere la mancanza di attenzione per la letteratura da parte di molti recensori, sempre incoraggiati a seguire le majors editoriali nel vantare le qualità degli autori più venduti e vendibili, ma impossibilitati a trovare spazi per autori più di nicchia, o semplicemente per autori di personale gradimento. Bisognerebbe però affrontare il problema del declino di molte pagine culturali. Nel caso di Modiano stupisce davvero che solo in Francia sia stato compreso il suo delicato culto per la memoria, il suo malinconico e incessante ritornare nei luoghi del passato, per riuscire a distinguere, forse recuperare, una salvezza solo intravista, e mai davvero pienamente afferrata. E’ in questa segreta e sottile guerriglia con il fantasma del proprio passato, alla ricerca di un senso sempre sfuggente, e mai completamente riconosciuto, la cifra del talento di Modiano, uomo schivo e instancabile camminatore, in quella Parigi che è il vero ed incessante teatro della sua quête, e della sua scrittura. I suoi libri potrebbero tracciare un perfetto atlante affettivo della città, una trama di ricordi e rimandi, una dialettica di sguardi sospesi tra la città che fu e quella che è diventata, con la fatale sconfitta del passato, della giovinezza, e della vera città che si è perduta. Anche in questo Fiori di rovina, meritoriamente tradotto da Lantana, compaiono tutte le ossessioni e le qualità dell’autore, con una meticolosa topografía di Parigi annotata con precisione di cartografo, ove la semplice evocazione dei luoghi e dei nomi scatena la visione privata del lettore, il suo confronto con i propri ricordi, e in ogni caso un cortocircuito memoriale fruttuoso e felice. Una drammatica notizia di cronaca risalente al 1933 muove la ricerca dell’autore, per ricondurlo negli anni sessanta, il tempo della propria giovinezza: i percorsi degli sconosciuti che sprofondano nel passato s’intersecano con quelli del narratore, e con i suoi anni senza risposte, senza chiare direzioni, senza destino; ciò che li unisce inestricabilmente è l’ulteriore ricordo del padre, che aleggia sul passato di Modiano in modo inquietante e doloroso: sono i segreti e loschi percorsi paterni la chiave che congiunge la storia personale dello scrittore con le infinite storie di rovina e smarrimento di cui è colma l’aria stessa della città, e le cui tracce restano aggrappate agli incroci, alle piazze, all’apparente vuoto delle strade. Parigi è la somma delle sue storie, è il reticolo magico e tragico che sa conservare, grazie all’ossessiva e ostinata memoria dell’autore, una traccia indistruttibile d’ infinite minime catastrofi, le vicende di pena e smarrimento che Modiano fa sue, incorpora nel proprio passato e nel proprio personale fallimento, che sola può riscattare la parola, con il suo potere di salvezza, la sua fatale evocazione delle ombre, dei fantasmi, e di tutto ciò che altrimenti sarebbe davvero perduto. Lo scrivere inesausto di Modiano, il suo vagare perpetuo attraverso la Parigi del padre, e la propria città irrecuperabile, mostrano che l’autore ancora attende una vera risposta dalla profondità silenziosa del tempo, che la sua indagine sulle vite perdute della metropoli e sulla propria vita è ancora lontana da una conclusione, e che ancora a lungo potrà portarci con sé nei quartieri e nelle periferie i cui soli nomi scatenano una ressa di volti e di ricordi senza pace.

Patrick Modiano – Fiori di rovina – Lantana

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