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l'inserto culturale di East Journal

Tre poesie di Ursula Koziol

koziol foto

Ricetta per un piatto di carne

 

Occorre avere un coltello

occorre una pietra liscia

con la lama accarezzarla finché contraccambierà

il coltello dev’essere quieto e flessibile il luccichio

per assorbire la dura tenerezza e nervatura delle mani

Il resto è semplice

Un ceppo una tavola Una presa di sale

L’erbetta per la gioia degli occhi

E una foglietta di lauro

Il resto è normale

Perché tutto sta negli aromi

(Non scordare la scodella e l’accostamento dei colori)

Il fuoco oggi è cosa facile grazie a Prometeo.

Purché ci sia il coltello e la pietra.

Nonché un collo docile.

1956

A te

 

Quando la timida farfalla dei tuoi occhi

si posa sulle mie labbra

allora so, cosa provano i fiori.

Chi sei, strano passante

che con lo sguardo in un bocciolo mi trasformi?

I tuoi occhi sono come le foglie d’un giardino d’autunno

e a volte come il lucente dorso del pesce

nell’onda che si frange

o come il cielo, che aspetta il crepuscolo.

Le mie avide labbra succhiano la rugiada dei tuoi sguardi.

Guardami ancora.

Ecco abbasso gli occhi, per non spaventare i tuoi…

1957

Lisbona II

quella primavera quando il nasturzio nei fossi cresceva

lungo la strada per Lisbona e insistente chiedeva

da dove e dove andavo e se per certo sapevo

che ne avrei fatto di me

volevo restare là e volevo

dimenticare come mi chiamo

quella primavera

sì proprio là

dove sui colli di Lisbona Pessoa

con gesto ormai inerte si toglieva e ritoglieva

lo stesso cappello

m’innamorai di questa città

che mi guardava con le strette quasi socchiuse

foglie degli eucalipti che avidi

si sono appropriati dei colli del posto

togliendosi di torno le sùghere

m’innamorai di questa città come se

vivessi qui da sempre e come se da sempre

sull’antiquato mal ridotto tranvài

penetrassi nelle vene delle sue stradine

volendo ormai soltanto confondermi

con lo sfondo circostante

sui muri arroventati

quella primavera

si stendeva tripla come trifoglio

e già riconoscibile l’ombra di Pessoa

che osò giocarsi tutto a dadi con Dio

adesso però mi trafisse

il gelo della sua mano metallica ormai incapace

di reggere qualcosa di più

e tuttavia quella primavera volevo toccarla

e accertare se non ci fosse ancora su di essa la polvere

del Dio immaginato

volevo accertare se ciò mi avrebbe aiutato

a rimettere insieme dei mondi perduti

i pezzi staccati

che non credo combacino più.

2005

Urszula Kozioł, poetessa, prosatrice, autrice di testi teatrali per la gioventù e di radiodrammi, è nata il 20.6.1931 a Rakówka, nei pressi di Biłgoraj. Dopo gli studi di polonistica all’università di Wrocław, ha lavorato come insegnante e animatrice della cultura. E’ legata alla rivista “Odra” dal 1972 come responsabile del settore letterario. Ha debuttato nel 1957 con la raccolta “Cubi di gomma”. E’ stata sposata con Feliks Przybyłak – germanista e traduttore morto nel 2010. Ha pubblicato 18 raccolte di poesie e tre volumi di prosa. Le sue poesie sono state tradotte in diverse lingue. Ha ricevuto importanti premi letterari, a partire dal premio al festival della poesia di Danzica nel 1957, fino al premio Silesius nel 2011.

La sua poesia abbina abilmente la riflessione filosofica alla sensualità, rivela i condizionamenti biologici e storici dell’esistenza. Stanisław Barańczak, poeta, critico letterario, prestigioso interprete di Shakespeare e uno dei più importanti autori della Nouvelle Vague polacca, ha scritto sulla poesia di Urszula Kozioł: “Il mondo dell’uomo e il mondo della natura sono presenti nella poesia di Urszula Kozioł come mondi pericolosamente isolati e ostili: se qualcosa li unisce, è il rapporto di reciproca intransigente lotta, a causa della quale l’uomo coesiste con la natura in uno stato di equilibrio instabile, che in qualsiasi momento può far pendere il piatto della bilancia verso la rovina umana”.

Traduzione e cura di Paolo Statuti

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Questa voce è stata pubblicata il giugno 4, 2015 da in odra, paolo statuti, poesia polacca, polonia, stanislaw baranczak, ursula koziol, wroclaw.
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