café golem

l'inserto culturale di East Journal

La poesia: Amedeo Anelli

anmedeo-anelli-incroci

In memoriam

 

(Progressioni)

 

 

 

Amedeo Anelli

 

 

 

a Daniela Cremona

 

 

I

 

 

 

 

 

 

la testa sotto l’ascella e la zampa sulla spalla

come un ideogramma, come un emblema del sentire

segno e sigillo del tempo

ciò che resta e ciò che passa

in un vorticare d’immagini di volti  situazioni.

 

Lo squillo luminoso

del giardino innevato

ed il volume del fiato

nello scalpiccio degli stivali

ed il gatto che alza le zampe

meccanicamente

come una marionetta.

 

Mi guardi da una fotografia, ti porto con me in incerta navigazione

in questo bianco assoluto in questo bagliore freddo

nel tepore del mio corpo segnato dalla memoria.

 

Uno scatto d’orecchie ed un balzo nella neve

ed il volo di un pettirosso a fuggire in un punto lontano.

 

Anche questo rimarrà

come il teorema di Talete

nella figura compiuta degli istanti.

 

 

 

 

 

II

 

 

 

 

 

 

 

con un piccolo tonfo passano in un tintinnio di vetri i treni

vanno dalla curva si infilano sotto la passerella nel rettifilo.

Scompaiono in un punto da un punto arrivati

come il pettirosso inseguito dal gatto nella neve con le sue briciole.

è quel  pettirosso che mi attende da giorni a supero del gelo

e mi osserva da un’altra specie

è il suo guardare ellittico

in un punto come le rette di Riemann.

 

Intanto i treni passano e passano

un transito uno scandire costante di vite

di occupazioni e di vapori del sonno.

 

Nei rizomi della memoria siamo fermi.

 

Dall’ultima carrozza fumatori mi porgi dal finestrino le bozze:

uno scartafaccio indecidibile dalle pagine scompigliate dai fogli ripiegati

e dai post-it colorati dagli indici sghembi e da una grafia chiara

quanto certa: «Così è, vedi cosa puoi fare..»

 

Il treno riparte in un luccichio

un’intermittenza rossa di coda

lo stirarsi sordo dei vagoni: gancio e paraurti,

dall’invisibile all’invisibile.

 

Nel gelo il pettirosso mi osserva dall’altana.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

III

 

 

 

 

 

 

 

un pettirosso è entrato in casa

non si sa per dove

balzava e volava tranquillo fra i libri le lampade ed i vasi

è salito di sopra e si è posato sulla scultura in ferro di Edgardo

quella col cartiglio a schermo e bandiera e la candela

ed è volato via dal portellone del tetto

nella calura estiva.

 

I gatti

attenti, ma fermi, nella luce imperscrutabile degli occhi.

 

 

 

IV

 

 

 

 

 

 

 

Più il freddo cresce più l’alba s’avvicina.

Camminare è faticoso le gambe sono dolenti

e manca il fiato. Siamo solo fiato e respiro

la neve copre ogni segno in un’immensità d’istanti

in un brulichio di suoni, nel crepitare

dei fiocchi minuti e sottili.

Il corpo intirizzito è una bolla di calore

ed una lieta calma e pace mi colma.

 

 

 

 

 

 

Da Neve pensata, Milano, Mursia, 2017

 

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il febbraio 19, 2018 da in Poesia con tag , , .
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: