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l'inserto culturale di East Journal

Jorge Aulicino traduce Pavese

aulicino pipa

di Giovanni Catelli

In Argentina, per la letteratura italiana, l’interesse è sempre vivo e ragguardevole. Oltre al lavoro che quotidianamente svolgono gli ottimi Istituti italiani di Cultura a Buenos Aires e Cordoba, l’attenzione dei critici e traduttori non viene mai meno, e periodicamente appaiono importanti traduzioni, anche di classici. Grazie a Jorge Aulicino, grande poeta contemporaneo e appassionato traduttore dall’italiano, i lettori argentini possono leggere ora una nuova traduzione delle poesie di Cesare Pavese. In un solo volume sono racchiuse le due raccolte di  Lavorare stanca e Verrà la morte e avrà i tuoi occhi. Appare profondo e fraterno il rapporto di Aulicino con Pavese, e con la sua poesia così prossima alla prosa; così come importante è la scelta operata dal poeta e traduttore nei riguardi di queste poesie. Per alcuni anni, in Italia, una parte della critica ha iniziato a guardare con sufficienza l’opera di Pavese, pur già consacrato come classico; nella prosa gli si preferiva Fenoglio, e in poesia la sua estraneità alle principali correnti del suo tempo lo poneva in una posizione non sempre compresa. Già dalla prefazione si capisce come Aulicino senta profondamente, e sin dalla propria giovinezza, il rapporto con Pavese, con la sua opera poetica e con il suo diario intimo, Il mestiere di vivere. Grazie a queste affinità elettive, Aulicino ha deciso finalmente di donare ai lettori argentini la sua traduzione di queste poesie, sospese sul crinale delicato e prezioso fra poesia e prosa,  che permettono di raggiungere il fondo più intimo dell’ispirazione pavesiana. La città e la collina, la donna, la solitudine virile, i miti che innervano l’opera di Pavese, appaiono qui limpidamente, a restituirci una città e un mondo che conosciamo attraverso il suo sguardo. Torino è la città di Pavese, le Langhe sono il mondo mitico della sua infanzia, tutto si staglia una volta per sempre nella luce tesa dei suoi versi, nel pudore asciutto del suo descrivere, e raccontare. Alla penna di Aulicino la letteratura italiana è debitrice di un’impresa titanica, la traduzione della Commedia di Dante, portata a termine nel 2015. Come afferma lo stesso autore, da quarant’anni la Commedia lo accompagnava come lettore, e rappresenta per lui un libro fondamentale per la cultura dell’Occidente; da qui il suo desiderio di tradurla, privilegiando un linguaggio colloquiale contemporaneo, e immaginando qualcosa di equivalente a quello che Dante chiama “vulgari eloquentia”. Per affinità ideologica ed estetica, poi, secondo le sue stesse parole, Aulicino ha tradotto nel 2016 una selezione di poesie di Pasolini, scelta significativa, a testimoniare l’intuizione del traduttore per gli autentici classici, per gli autori destinati a restare, al di là delle mode letterarie. Rassicura sapere che ai lettori argentini, sempre così attenti e vicini all’Italia, siano disponibili queste traduzioni, con i testi vivi di questi poeti.

 

 

 

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