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l'inserto culturale di East Journal

Poesie di Nikolai Gumilev – a cura di Amedeo Anelli

La giraffa

Trovo, oggi, il tuo sguardo particolarmente triste,

e le mani più sottili, mentre abbracci le ginocchia.

Senti. Lontano, lontano sul lago Ciad

vaga una raffinata ed elegante giraffa.

È leggiadra, armoniosa con lunghe zampe,

e sulla pelle si disegnano magici segni.

Non c’è chi pretenda di paragonarsi a lei, solo la luna,

che si frange e oscilla fra le brume dei grandi laghi.

È visibile da lontano come le vele colorate di una nave,

e la sua andatura è leggera come quella di uccelli

[gioiosi in volo.

Conosco le meraviglie di questa terra,

quando al tramonto si nasconde in una grotta di marmo.

Conosco racconti felici di misteriosi paesi ​

sulla nera fanciulla e sul giovane capo innamorato.

Ma troppo a lungo hai respirato dense nebbie,

tu non vuoi credere a qualcosa di diverso dalla pioggia.

Come parlarti allora di giardini tropicali,

di sottili palme, del profumo di erbe impensabili…

Tu piangi? Senti… lontano sul lago Ciad

vaga una raffinata ed elegante giraffa.

Gli alberi

Son certo che agli alberi, e non a noi,

la pienezza di vita è data intera

sulla terra benigna, sorella delle stelle,

noi siamo di passaggio, e loro in patria.

Nell’autunno inoltrato,

nei campi vuoti, in tramonti accesi di rosso-rame

e in albe d’ambra, insegnano loro gradazioni del cielo,

popoli sono, verdi e liberi.

Hanno Mosè tra le querce

Maria tra le palme – le loro anime di certo

dialogano fra di loro silenziose

con l’acqua, che senza limiti scorre nell’oscurità della terra.

E nel profondo della terra, molando diamanti,

si frantuma il granito alla forza delle fonti ​

risuonano le fonti, gridano là dove si è tranciato [l’olmo,

dove di foglie si è vestito il sicomoro.

Oh, trovassi anch’io un luogo,

dove poter non piangere né cantare,

silenzioso crescendo in altezza

per innumerevoli millenni!

L’offensiva

Questo paese che sarebbe potuto essere un paradiso

è diventato la tana del fuoco,

stiamo attaccando da quattro giorni,

non abbiamo mangiato da quattro giorni.

Ma non c’è bisogno di cibo terrestre,

in questa ora terribile e luminosa,

perché la parola del Signore

ci nutre meglio del pane.

E settimane di spargimento di sangue

sono accecanti e leggere,

gli shrapnel esplodevano sopra di me,

le lame volano più veloci degli uccelli.

Io urlo e la mia voce selvaggia

è l’ottone che colpisce l’ottone.

Io, portatore d’un grande pensiero,

non posso, non posso morire.

Come martelli tonanti,

o le acque di mari furiosi,

il cuore d’oro della Russia

picchia regolare nel mio petto.

Ed è così dolce parare la Vittoria,

come una giovane donna in perle,

camminando lungo una traccia invasa dal fumo

del nemico in ritirata.

Nella collana Avagliano Poesia dell’editore Avagliano, merita molta attenzione questa scelta di versi

di Nikolaj Stepanovich Gumilev, tradotta e curata da Amedeo Anelli.

Si tratta della prima antologia italiana del poeta, fondatore dell’acmeismo e marito di Anna Achmatova.

La sua ricerca poetica si opponeva al simbolismo con una poesia più oggettiva,

attenta al tema della natura, e alla drammatica esperienza della guerra.

Il suo gusto per l’avventura e il suo vitalismo influenzarono una generazione di giovani poeti,

sino alla prematura scomparsa nel 1921, quando venne fucilato per una ingiusta condanna.

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Questa voce è stata pubblicata il febbraio 27, 2021 da in Poesia con tag , , , , , , .
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